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ROGNA SARCOPTICA (SCABBIA)

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La rogna sarcoptica, o scabbia, è una malattia della cute causata da un parassita noto come Sarcoptes scabiei var. canis, un acaro che svolge il suo intero ciclo biologico negli strati dell'epidermide del cane. L'acaro adulto, che misura 200-400 µm (quindi non visibile ad occhio nudo) ha un corpo circolare ricoperto dorsalmente di grosse spine, scaglie triangolari e solchi longitudinali. Ha 4 paia di zampe, di cui solo il primo e il secondo sono visibili osservandolo dorsalmente, mentre gli altri due, molto corti, rimangono all'interno del contorno del corpo.
L'apparato buccale è molto robusto e porta mandibole forti, in grado di scavare gallerie nello spessore della cute dell'ospite. Le uova hanno forma ovale, mentre le larve e le ninfe presentano differenze trascurabili rispetto agli individui adulti, eccezion fatta per il numero degli arti, che nelle larve è pari a 6 (3 paia).

Gli acari Sarcoptes scabiei var. canis sono parassiti specifici del cane (sono colpiti soggetti di ogni razza ed età), anche se è stata riportata l'infestazione di volpi e molto raramente di gatti. Anche l'uomo può essere colpito, ma l'infestazione è autolimitante, in quanto gli acari, proprio per la loro specificità per il cane, non possono riprodursi sulla cute umana. L'infestazione avviene per contatto diretto con altri cani affetti, e la malattia è molto contagiosa, tanto che è raro che cani sani che vivono insieme a cani ammalati non presentino i sintomi della scabbia nell'arco di qualche settimana.

L'intero ciclo biologico dura 17-21 giorni: le femmine, dopo l'accoppiamento scavano dei tunnel nella cheratina dell'epidermide e vi depongono le uova e le feci. Man mano che avanzano, si cibano dei detriti cheratinici e dei fluidi tessutali che l'organismo dell'ospite produce a causa dell'irritazione.
Dopo un periodo di incubazione che varia da 1 a 7 giorni vi è un incremento graduale dei sintomi (principalmente prurito) sino al 21° giorno, momento in cui la sintomatologia si manifesta pienamente con intensità correlata al numero degli acari trasmessi, al sito di infestazione e alla suscettibilità dell'ospite. Questo fenomeno fa ipotizzare che mentre gli acari causano danni meccanici ed irritazione chimica dovuta alle secrezioni salivari, gli ospiti sviluppano una ipersensibilità agli allergeni associati alla saliva e agli escrementi degli acari, responsabile del forte prurito tipico di questa parassitosi.

I primi segni
sono rappresentati da papule e pustole sulle orecchie, sotto le ascelle e sui gomiti, sulla parte ventrale del torace, sulla regione inguinale e alla base della coda. In seguito al grattamento (a volte i poveri animali si mordono e/o si sfregano contro oggetti duri per lenire il prurito), praticamente continui, compaiono arrossamento, perdita generalizzata del pelo, desquamazione e formazione di croste color miele. Con il passare dei giorni, si osservano ispessimento e iperpigmentazione della cute che inoltre diviene ipersensibile, tanto che solo sfiorando l'orecchio si evoca il cosiddetto riflesso del grattamento, che spinge il cane a compiere il gesto di grattarsi con gli arti posteriori.
Negli animali non trattati può aversi emaciazione, debilitazione e finanche morte, cui concorrono le infezioni batteriche secondarie alle lesioni.

La diagnosi di rogna si ottiene eseguendo, sulla base dei sintomi clinici, dei raschiati cutanei in diversi siti per ricercare gli acari, uova o feci. Tali raschiati vanno eseguiti superficialmente, ma su ampie aree cutanee, in modo da raccogliere molte squame e detriti cheratinici. Nelle regioni ricche di papule occorre raschiare con maggior vigore per rimuovere gli acari dai loro cunicoli. Gli acari in genere sono molto pochi e spesso i raschiati risultano negativi. La diagnosi può anche venire confermata dalla risposta alla terapia. In tali casi si può ricorrere all'esame istologico. Di recente è disponibile test sierologico molto sensibile per la ricerca degli anticorpi specifici per il Sarcoptes. Questo test è utile per identificare i casi lievi o quelli in cui gli animali non manifestano prurito pur albergando i parassiti.

Per quanto concerne la terapia
, gli animali colpiti devono essere tosati e lavati con uno shampoo cheratolitico ed antiseborroico prima del trattamento con sostanze acaricide. Tra queste ricordiamo l'amitraz, con il quale effettuare delle spugnature o dei bagni, o le moleocole appartenenti alle famiglie delle avermectine o delle milbemicine (ivermectina, selamectina, moxidectina), dotate di eccellente efficacia e buona maneggevolezza e somministrabili per via sottocutanea o per bocca. La terapia acaricida si deve eseguire anche quando gli acari non vengono evidenziati nei raschiati ma i sintomi tipici sono presenti.
Durante la prima settimana di terapia, quando avviene la morte contemporanea della maggior parte dei parassiti e il rilascio delle loro sostanze, il prurito può aumentare per poi diminuire gradualmente nell'arco di 3-4 settimane. In genere non è necessario attuare un trattamento ambientale, poiché gli acari non riescono a sopravvivere a lungo al di fuori dell'ospite.


Dr. Nicola Leone
   
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